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Ayrton Senna




Pagina: 2/5

Ognuna possiede caratteristiche che rendono il pilota unico, ma Ayrton è stato unico sotto mille aspetti. Soprattutto per la dedizione. E' stato il primo ad impegnarsi in una seria preparazione fisica: aveva capito che era fondamentale per rendere al meglio delle possibilità. Facendo così, ha imposto nuovi standard per i piloti da Gran Premio. Era uno dei tanti aspetti della sua ossessione per la perfezione. Per dare sempre il meglio di sè, in tutto.
Era un tipo deciso, con una fortissima convinzione nei propri mezzi. Fin dall'inizio. Quando lo incontrai la prima volta, correva ancora in F. Ford e stava preparandosi a passare in F.3. Gli proposi di farmi io carico dei costi della stagione in cambio di un'opzione su eventuali servizi futuri. Non ricordo parola per parola la risposta ma, sostanzialmente, mi disse che si sarebbe pagato da solo il campionato in F.3. Che non gli interessavano le opzioni, ma solo i contratti. Da pilota titolare della McLaren. Niente altro. Insomma, non aveva ancora dimostrato niente, ma possedeva già l'intima certezza che sarebbe stato un grande della F.1.
Mi ricordo che, al termine di quel nostro primo incontro, mi dissi: "Quanto è arrogante questo giovane brasiliano!".
Più tardi, si mise in mostra alla Lotus e ci ritrovammo al tavolo delle trattative. Per lui anche quello era un terreno di competizione. si preparava mentalmente.
Come per la guida, rifletteva molto su ogni azione. A quell'epoca abitava in una casa affittata ad Esher, cittadina ad un quarto d'ora dalla nostra fabbrica.
Le trattative si svolgevano sempre verso mezzogiorno e duravano giorni e giorni. Poteva anche riflettere per 24 ore di fila su quella che sarebbe stata la sua posizione al round seguente. L'aspetto su cui non trovavamo l'accordo era di ordine fiscale, e riguardava una somma di circa mezzo milione di dollari. Una bella cifra in assoluto, ma che rapportata alla globalità della trattativa era poca cosa. Di fatto, si trattava di un braccio di ferro che avevamo tutti e due ingaggiato più che altro per principio.
A quei tempi il suo inglese, benchè ottimo, non era ancora perfetto e non si sentiva a suo agio nella discussione. 
Per uscire dall'intoppo, gli proposi di giocarci quel miliardo delle vostre vecchie lire a testa o croce. Apparentemente è qualcosa che non è, o almeno non era, nelle abitudini dei brasiliani. Ho dovuto, allora, spiegargli per filo e per segno in cosa consisteva, quali fossero le regole. Poi, siamo passati alla selezione della moneta, che ha effettuato con minuziosa cura, manco fosse stata la scelta di un treno di pneumatici da qualifica. Una volta assimilati tutti gli aspetti dello svolgimento del gioco, ha voluto passare alle prove pratiche di simulazione... Inoltre, il mio ufficioera, allora, piccolo e la moquette marrone non era forse la superficie ideale. Venuto il momento definitivo, abbiamo gettato la moneta in aria e questa, ricadendo, è rotolata sotto una tenda. Ci siamo allora precipitati ai piedi di essa e, facendolo, gli ho ricordato: "Se la moneta non è perfettamente piatta, il tiro non vale". Ho, allora, alzato delicatamente la tenda; la moneta era stesa, ed Ayrton aveva perso. Credo che nessuno, prima di quella volta, si fosse mai giocato un milione e mezzo di dollari (considerato che si trattava di un contratto triennale) a testa o croce. Ma era il solo modo di venir fuori da una situazione bloccata.
Se non ci fosse stato quel primo maggio, cosa farebbe oggi Ayrton? Non aveva nessun progetto di ritirarsi a quei tempi, ma era sempre molto attirato dal Brasile.
Era pronto ad ogni sacrificio per rientrare anche solo qualche ora nel proprio paese. Mi ricordo di un periodo inverosimile, per trascorrere appena un giorno a casa.
Era fiero di essere brasiliano ed impegnato a fare quel che poteva per migliorare certe situazioni. Non solo grandi operazioni ma piccole cose che possono fare la differenza. La Fondazione Senna, ad esempio, era stata una sua idea, non di Viviane. Credo che alla fine sarebbe stata la politica a fargli smettere con la F.1.
Non sopportava la politica nello sport; ai suoi tempi c'erano stati diversi maneggi. Oggi, sono abbastanza noti, per cui non vale la pena di dilungarsi al riguardo.
Spesso, abbiamo anche parlato dell'eventualità che restasse in F.1 con un ruolo di manager; la prospettiva non sembrava interessarlo affatto.
Voleva rientrare in Brasile ed aveva iniziato a preparare il ritorno. Ottenendo, ad esempio, i diritti d'importazione per il marchio Audi nel suo paese.




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